REAL LIFE and PUPPETS
Strani giorni, strane storie.
Da oggi se ne sentiranno ancor di più...
come quel trafficante d'armi che fa rivivere una zona popolare della mia città...in nome della Kultura e Globalizz-azione e Integr-azione...
succede ma non è la sola storia che forse qui racconterò.
Fabio Marchisio_ marcfaster@gmail.com
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lunedì 7 febbraio 2011
mercoledì 19 gennaio 2011
Caffé freddo.
In un elegante bar, estremamente pulito. Due uomini, molto efficienti, vestono un elegante divisa da cameriere.
U1 è alla cassa ed U2, al banco, sta pulendo la macchina del caffé.
U1 lascia la cassa e si sposta al banco, lo controlla e passa un dito per verificare che sia pulito. Sorride e fa schioccare le dita richiamando l’attenzione di U2 che si gira. Gli mostra il dito invisibilmente impolverato e gli indica il bancone.
U1- E’ sporco.
U2- E’ sporco?
U1- (conferma) E’ sporco.
(U2 prende uno straccio, lo inumidisce e inizia a pulire. U1 torna alla cassa e si sistema il panciotto.)
U1- Se non controllo tutto io.
Silenzio.
U2- Se non controllo tutto io! (U2 sbatte improvvisamente lo straccio sul bancone.)
Me ne vado.
Silenzio.
U2- Me ne vado!
U1- (ride e lo imita) Me ne vado.
U2- (conferma) Me ne vado!
(Il seguente dialogo è un veloce incontro di scherma.)
U1- Dove?
U2- Dove?
U1- Si, dove?
U2- Siviglia!
U1- (ride e lo sbeffeggia) Siviglia!
U2- Si, Siviglia!
U1- Quando?
U2- Quando?
U1- Si, quando?
U2- Domani.
U1- Domani. (ride e lo sbeffeggia di nuovo)
Entra una donna, D, elegantemente vestita.
La donna, frequentatrice del bar, è interessata ad U2. U2 lo sa. U1 invidia U2, più piacente.
L’incontro di scherma viene improvvisamente interrotto. U1 guarda U2 richiamandolo al lavoro, e questi torna dietro al bancone.
U1, alla cassa, segna tutto quello che gli viene richiesto su piccole schede pre compilate.
Alla cassa.
D- Un caffé d’orzo, un americano grande, un cappuccino e un americano piccolo.
U1-Da portar via?
D-Si, da portar via, grazie.
U1- (segnandolo su una scheda pre compilata) Un caffé d’orzo, un americano grande, un cappuccino e un americano piccolo?
D-Si, da portar via, grazie.
U1- (al banco) Un caffé d’orzo, un americano grande, un cappuccino e un americano piccolo.
U2- Un caffé d’orzo, un americano grande, un cappuccino e un americano piccolo?
U1- Si, un caffé d’orzo, un americano grande, un cappuccino e un americano piccolo.
U2- Da portar via?
U1- Si, da portar via, grazie.
U2- Da portar via.
U1- (alla donna) Sono quattro euro e 35.
D- Quattro euro e 35?
U1- Si, Quattro euro e 35.
D- Ecco Quattro euro e 35.
U1- Grazie, (indicandolo con il braccio) si accomodi pure al banco.
D- Al banco?
U1- (continua ad indicarlo con il braccio) Si, al banco, grazie.
D- Al banco. Grazie.
U1- Grazie.
D- Grazie.
Al banco.
U2- (appoggiandoli sul banco) Un caffé d’orzo, un americano grande, un cappuccino e un americano piccolo!
D- (controlla) Un caffé d’orzo, un americano grande, un cappuccino e un americano piccolo.
U2- (precisando) Da portar via.
D- …da portar via, si, grazie.
U2- Grazie a lei.
D- No, grazie a lei.
U2- Anche un po’ a lei.
D- Allora grazie.
Ah, lo zucchero!
U2- Lo zucchero?
D- Si, lo zucchero.
U2- Alla cassa.
D- Alla cassa?
U1- (indicandola con il braccio) Si, alla cassa.
D- Alla cassa.
Alla cassa.
D- Delle bustine di zucchero.
U1- Delle bustine di zucchero?
D- Si, Delle bustine di zucchero.
U1- Quante?
D- Sei?
U1- (segnandolo su un foglio) Sei.
U1 e D- (contemporaneamente) Cucchiaini?
(si mettono a ridere entrambi)
D- Si, grazie.
U1- Sei?
D- No, quattro.
U1-(tra se, segnandoli su un foglio, con approvazione: giusto, perché non ci ho pensato) Uhm, quattro.
Da portar via?
D- Si, da portar via.
U1- (segnandolo su un foglio) Da portar via.
(al banco) Sei bustine di zucchero e quattro cucchiaini!
U2- Sei bustine di zucchero e quattro cucchiaini?
U1- Si, Sei bustine di zucchero e quattro cucchiaini!
U2- Da portar via?
U1- Si, da portar via.
Al banco.
U2- Sei bustine di zucchero e quattro cucchiaini!
D- (controlla) Sei bustine di zucchero e quattro cucchiaini.
U2- (precisando) Da portar via.
D- Da portar via, si, grazie.
U2- Grazie a lei.
D- No, grazie a lei.
U2- Anche un po’ a lei.
D- Allora, grazie.
Alla porta.
D- (esitando) Allora, arrivederci.
U2- Arrivederci, allora.
U1- (cortese) Arrivederci.
La donna esce, i due uomini si guardano con disprezzo reciproco. U2 si rimette a pulire la macchina del caffé. U2 si toglie il grembiule, il farfallino, il panciotto, la camicia bianca, i pantaloni, le scarpe, rimanendo in mutande e calzini corti. Appoggia tutto su un tavolo. Poi con un sol gesto deciso, guardando con sfida U1 butta tutto per terra. Sputa sul bancone e se ne va ridendo. U1 lo guarda uscire e si mette a piangere. Ridicolo. Patetico.
martedì 18 gennaio 2011
Due ragazzi in un bar.
m, ragazzo sui 17 anni
f, ragazza sui 17 anni
cameriera, straniera sui 20 anni
Metropoli del nord. Un elegante bar del centro. L’aria è piena di noia.
cameriera- eccovi il cappuccino
m- grazie.
f- meno male che le ho detto di farmelo con tanta schiuma
m- (giocando col telefono) non avrà capito, non è italiana
f- si ma è da più di un anno che lavora in questo bar, se non capisce neanche una cosa così banale allora se lo merita di lavorare qui. Ci starà tutta la vita…mongoloide. Tu la vuoi la schiuma?
m- si
f- dai lasciala a me
m- va bene prendila. Come sta andy
f- lui sempre bene. Oggi è a giocare a pallone
Quanto mi piace la schiuma calda. Poi quando la temperatura è come in questi giorni… come la vedi la situazione tra me e lui? Intendo, dall’esterno come ti sembra?
m-litigate spesso
f- questo lo vedo anche dall’interno
m- e allora cosa vuoi sapere
f- come ti sembriamo
m- due che litigano spesso. Mi sembra che litighiate più di una coppia che sta bene
f- forse, ma è colpa sua. È uno stronzo
m- io penso che ti ami
f- ma questo è ovvio, lo so. E poi giusto stamattina mi ha detto di nuovo: “ti amo più di ogni altra cosa al mondo non potrei mai stare senza di te. Ti adoro.” Patetico
m- e tu lo ami?
f- ma figurati...gliel’ho detto
m-cosa
f- che lo amo
m- che stronza, ma lui ti ama veramente
f- ma lo so! Ed è per questo che glielo dico anch’io.
Gliel’ho detto tre sere fa, alla festa
m- ma se non è vero
f- non importa, tanto le storie vanno come devono andare.
m- questo è vero.
f- e poi bisogna essere coscienti di quanto si vale e di cosa ci si può permettere. Io posso fare qualsiasi cosa e so che torna da me sempre, strisciando. Così almeno lo faccio sentire importante, gli do' uno stimolo
m- a strisciare?
f- anche a strisciare, ma strisciando piano piano poi dove arriva? A me, …ne vale la pena e tu lo sai, no?
m- si ricordo, ma con me non ti comportavi così
f- certo, ti amavo. E poi si cambia con il tempo. E poi tu baciavi benissimo
m-ora sono anche migliorato
f- ai tempi già mi bastava
Lui invece infila tutta la lingua in bocca, la tiene rigida, dura e non sa mai come muoverla.
Cla bacia un pò meglio
Cla bacia un pò meglio
m- anche di me?
f- no, di te no. Lui la muove aritmicamente, si sente che ha qualcosa in più. È sensibile
m- è vero.
f- tu sei più sensibile. A me sembra che non sia tanto innamorato di elma, secondo te?
m- penso di si.
f- d’altronde lei è un po “leggera”. Lo tradisce e pensa che questo sia la forza della loro coppia
m- guarda che non l’ha mai tradito.
f- con flavio, tre settimane fa?! Alla festa. Non lo sapevi? Dopo sono andati a casa insieme
m- ma figurati, fla è imbranatissimo!
f- che dici! Dopo che me lo sono fatto io se l’è fatto francesca e poi tre settimane fa anche elma,…che troia
m- ma tu te lo sei fatto la sera che io stavo con lara?
f- uhm, si
m- allora era dopo francesca.
f- no, no, aspetta, la prima volta me lo sono fatto quando tu stavi con sere, poi me lo sono rifatto anche la sera in cui tu stavi con lara. Io sono stata la prima…come con te. Era la sera in cui andy per la prima volta mi ha detto che mi amava. Mi sentivo così confusa, un po’ triste. Mi dicevo, ma allora è tutto qui? Così me lo sono fatto.
m- giusto, mi sembra un buon motivo. Quando sei un po’ confuso succede.
f- è abbastanza sensibile anche lui…usa molto le mani anche
m- chi
f- flavio!...mai più di te. Comunque elma è una mongoloide.
m- una demente. Lui è cotto e lei fa l’oca.
f- no, lo tradisce.
m- fa solo l’oca ti dico. Ma quando sarà più grande se ne accorgerà. A vent’anni la tratteranno tutti come una puttanella e allora se ne accorgerà di quello che ha perso.
f- hai ragione. Una zoccola.
Senti, io devo andare, andy mi aspetta. Dobbiamo andare a ritirare i biglietti in agenzia, partiamo domani.
m- ma cosa ci vai a fare con lui a Siviglia se non lo ami
f- allora non hai capito niente. (si alza) Il cappuccio me lo offri tu? Io vado un attimo in bagno. (fa per andare)
m- va bene…non dimentichi qualcosa?
f- hai ragione.
Si baciano con la lingua.
lunedì 17 gennaio 2011
Euthymia Project_L'ultima Illusione
«…non appena la dorata luna
Dalla montagna piano s’alzerà
E guarderà furtiva il tuo bel volto,
io volerò da te e sarò tuo ospite
fino al sorgere della chiara aurora
e manderò alle tue ciglia di seta
sogni dorati…»
Dalla montagna piano s’alzerà
E guarderà furtiva il tuo bel volto,
io volerò da te e sarò tuo ospite
fino al sorgere della chiara aurora
e manderò alle tue ciglia di seta
sogni dorati…»
ATTO I: ILLUSIONE
Trascorsero insieme gran parte della notte, stretti l’uno accanto all’altra.
Poco prima dell’alba, il ragazzo prese per mano la sua amata e insieme si
diressero verso la casa di lei. Tutt’intorno, regnava il silenzio più assoluto. I
due giovani camminavano lentamente, assaporando ogni istante di quella
vicinanza. Quando giunsero davanti al cancello dell’abitazione, si
abbracciarono e il ragazzo, ancora una volta, confessò alla fidanzata quanto
fosse sincera, profonda, la forza dei suoi sentimenti. Poi le sfiorò le labbra
con un bacio e se ne andò. Non era mai stato così felice, non era mai stato
realmente innamorato. Ora, nella sua vita, c’era lei.
E tutto era cambiato, tutto era diverso.
Poco prima dell’alba, il ragazzo prese per mano la sua amata e insieme si
diressero verso la casa di lei. Tutt’intorno, regnava il silenzio più assoluto. I
due giovani camminavano lentamente, assaporando ogni istante di quella
vicinanza. Quando giunsero davanti al cancello dell’abitazione, si
abbracciarono e il ragazzo, ancora una volta, confessò alla fidanzata quanto
fosse sincera, profonda, la forza dei suoi sentimenti. Poi le sfiorò le labbra
con un bacio e se ne andò. Non era mai stato così felice, non era mai stato
realmente innamorato. Ora, nella sua vita, c’era lei.
E tutto era cambiato, tutto era diverso.
(song: LA PERCEZIONE DEL VUOTO)
Lungo la via, mentre si allontanava, il giovane incontrò un uomo
completamente vestito di nero e piuttosto avanti negli anni. Quando gli passò
accanto, lo sconosciuto lo afferrò per un braccio e disse: - Credi davvero che lei ti ami?
Il ragazzo, divincolatosi dalla stretta del vecchio, subito non capì il significato
di quelle parole. - Vorrei soltanto sapere se credi che lei ti ami veramente -
continuò l’uomo. La sua voce era fredda, ma cordiale. Il giovane lo fissò per
qualche istante e, senza rispondere, riprese a camminare pensando che fosse
matto o qualcosa di simile. Pochi metri dopo, però, quando si girò per
controllare se lo sconosciuto fosse ancora lì, non vide altro che la strada deserta.
(pausa)
Era scomparso.
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| Fabio Marchisio_Euthymia Project "L'ultima Illusione" |
ATTO II: PAURA
Dando la colpa al sonno e pensando di essere stato vittima di un’illusione, il
ragazzo affrettò il passo.
Quando ormai fu vicino a casa, lo sconosciuto riapparve dietro di lui.
- Chi sei? Perché mi segui? - gridò il giovane spaventato.
- Non importa che tu sappia chi io sia. Apri gli occhi! Risvegliati dal torpore
che annebbia i tuoi sensi, e ascolta. Sono qui per confidarti una grande verità.
Il ragazzo non aprì bocca, ma dal suo sguardo il vecchio capì che era disposto
ad ascoltare, e continuò: - L’amore che provi per quella ragazza è nobile e
puro. Però sappi che lei non è stata onesta con te, ed anzi, le sue labbra
grondano bugie, i suoi giuramenti sono intrisi di fiele. Lei…ti ha tradito.(pausa)
Ha tradito la tua fiducia. Il giovane rimase impietrito, senza voce.
Aveva la gola secca ed era come sequalcosa gli impedisse di parlare.
Cominciava a sentirsi seriamente turbato. Il vecchio, non ricevendo risposta,
non la sollecitò neppure e ad un certo punto, alzata al cielo la mano destra,
tutto intorno a loro divenne buio.
Le tenebre inghiottirono ogni cosa: sparì ogni spiraglio di luce,
compreso il chiarore dell’aurora ormai vicina.
Improvvisamente, apparve l’immagine della fidanzata
stretta nell’abbraccio di un qualcun altro, intenta a baciar labbra che non
erano le sue, con le mani fra capelli che non erano i suoi. Il ragazzo si scagliò
con tutte le sue forze contro quella orrenda visione. La colpì più e più volte,
cercando di afferrarla, di distruggerla. Ma i suoi pugni, i suoi calci,
affondavano nel vuoto.
(song: UN SEGRETO INCONFESSABILE)
ATTO III: DISPERAZIONE
Ad un certo punto, lo sconosciuto agitò nuovamente la mano destra in aria.
L’incubo svanì.
Perché mi stai facendo questo? - urlò il ragazzo.
Lei ha tradito la tua fede! Lei ha ucciso il tuo amore! Quello che hai visto è
vero, vero come il dolore, come lo smarrimento che stai provando.
Non capisci che voglio aiutarti?
Aiutarmi? - chiese incredulo il giovane. E come?
Io sono l’antidoto. Io sono la cura al male che ti divora.
Detto ciò, l’uomo pronunciò alcune parole incomprensibili e ogni cosa attorno
a loro si trasformò in oro. Gli alberi, l’erba, la strada: tutto divenne oro
splendente. Un arcobaleno attraversò il cielo e migliaia di stelle si posarono
delicatamente al suolo. Da esse si generarono uomini, donne, bambini e
animali, tutti bellissimi. Il ragazzo non riusciva a credere ai propri occhi.
Straordinario è il mio potere - disse il vecchio, sorridendo. Ed è nelle tue mani.
Farò di te un dio, avrai l’universo ai tuoi piedi…sarai padrone di tutto ciò che
è reale e di tutto ciò che la tua fantasia sarà in grado di concepire.
Dimenticherai il dolore, la morte, e in cambio guadagnerai vita e felicità eterne.
(song: IL SIERO DELL’OBLIO)
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ATTO IV: RIFIUTO
Il ragazzo, ancora sbalordito per quei prodigi, sussurrò con voce soffocata: -
E che cosa dovrei fare per ottenere questo paradiso?
Il misterioso sconosciuto sogghignò: - Ti chiedo solo l’anima di colei che ti ha
tradito, la vita di colei che ti ha fatto un torto così meschino. A te la scelta!
Il ragazzo ci pensò su, poi rispose: - Mi offri tesori immensi, al di là di ogni
immaginazione. Mi offri immortalità e felicità eterna, ma pretendi che io ti
consegni l’anima della mia amata. E per cosa? Per un pugno di malefiche
visioni? Preferirei morire piuttosto che sottostare al tuo volere. E se ciò che
dici è vero, saranno i suoi occhi a rivelarmelo.
Come vuoi - disse il vecchio. Ma ricorda: Non c’è arte che insegni a scoprire
nella faccia com’è costruito un animo.
Il ragazzo aprì gli occhi. Era mattino. Sudato e tremante, si alzò dal letto.
Che fosse stato solamente un sogno? Impossibile. Si vestì in fretta e uscì:
doveva correre da lei. Il sole era già alto in cielo. Arrivato a casa della giovane,
bussò ripetutamente alla porta. La ragazza si precipitò ad aprire: Cosa c’è
amore? Come sei pallido! Sembra quasi che tu abbia visto un fantasma...
Il ragazzo la abbracciò e iniziò a raccontarle ogni cosa: dell’incontro con il
vecchio, della visione, dei prodigi. Lei sentì che era ancora scosso e cercò di
rassicurarlo. - Se mai due furono una cosa sola, certo quelli siamo noi -
disse, e lo baciò.
(LUCE NELL’OMBRA)
ATTO V: TRADIMENTO
Il giorno volse rapido al termine. Arrivò il tramonto, scese la notte.
Quando fu il momento di addormentarsi, la ragazza percepì qualcosa di
strano. Sentiva di non essere sola, era come se ci fosse qualcuno o qualcosa lì
con lei, nella sua stanza. Il cuore le batteva forte nel petto. Che fare? Fingere
di non essersi accorta di nulla? Oppure controllare di persona? Non ci pensò
due volte. Tolse le coperte, si mise in piedi e…“Chi sei?” - sussurrò rivolta all’oscurità.
Le rispose il silenzio più assoluto. Un acuto disagio cominciò ad assalirla.
Aveva la bocca secca, impastata, il cuore pulsava impazzito. Forse, dopo
tutto, si stava sbagliando. Forse era stata tutta una sua impressione. Ancora
silenzio. Chiuse gli occhi e inspirò. Più e più volte, a fondo. Decise di tornare a
letto, di infilarsi nuovamente sotto le lenzuola. Ma fu allora che il buio disse:
Non importa che tu sappia chi io sia…
(LA FINE)
ATTO VI: MORTE
All’alba, il ragazzo fu trovato morto. Era seduto alla sua scrivania. La testa
accasciata sulla superficie di legno scuro. Gli occhi chiusi, impenetrabili. I primi
fiochi raggi del sole avevano cominciato a disegnare fantasmi d’ombra sul suo
viso, ma lui pareva semplicemente assopito, cullato in un sonno leggero. Nella
mano destra, stringeva una penna. Nella sinistra, un foglio di carta.
Pochi versi, una pugno di parole. La sua ultima poesia d’amore.
La sua ultima illusione.
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| Fabio Marchisio_Euthymia Project "L'ultima Illusione" |
Con
Alan Brunetta_batteria
Dario Mecca Aleina_ piano, Minimoog, Hammond
Angelo Ieva_basso
Andrea Scarrone_voce
Fabio Marchisio_attore
Alan Brunetta_batteria
Dario Mecca Aleina_ piano, Minimoog, Hammond
Angelo Ieva_basso
Andrea Scarrone_voce
Fabio Marchisio_attore
Ideazione_Umberto Poli e Alan Brunetta
Regia_Euthymia e Fabio Marchisio
Testi_Umberto Poli
Musiche_Alan Brunetta
Arrangiamenti_Dario Mecca Aleina
Per gentile concessione di Umberto Poli, a sua insaputa.
For information and contacts:
Era tutta la sera che mi stuzzicava
Era tutta la sera che mi stuzzicava. Io non sono uno che ci bada tanto a queste cose, ma d’altronde ero lì per vendere. I due padroni di casa li conosco bene, diciamo che lui lo conosco bene, è un amico d’infanzia. È stato il primo con il quale ho passato il capodanno fuori casa, avevamo undici anni allora, che tempi, praticamente un fratello…lei l’ho conosciuta cinque anni fa, una brava ragazza, un po' troppo intellettuale per il mio stile che come vede è semplice, ma d’altronde lei si occupa d’arte, quindi… C’è anche da dire che io sono sempre via per lavoro e non li vedo spesso ultimamente. Si tende a cristallizzare le persone quando si viaggia tanto, ne conosco molte e tendo a fissarle in mente con i momenti più belli che si sono passati. E dopo anni che non ci si vede e si sta poco tempo insieme, beh, si tira fuori il passato, le solite storie d’infanzia, le prime ragazze, le prime ciucche insieme, insomma, tutto mi sembrava confortevole. Così mi trovai a mio agio da subito quella sera, e anche la gente che arrivò dopo, non mi sembrava tanto chiusa come me la ricordavo, sarà perché sono tornato solo da due giorni, come le dicevo. E così ho iniziato a vendere i miei prodotti, quelli migliori, perché io vendo solo roba buona e produco solo cose che vorrei comprare io, non capita sovente al giorno d’oggi. Se mi chiedessero chi è il tuo commerciante di fiducia risponderei: me stesso.
L’atmosfera si stava scaldando, buon vino rosso e coloratissimi cocktails, il mio amico conosce le giuste dosi, usa solo ingredienti freschi e così puoi gustarti tutto senza star male, è importante saper lavorare bene, la qualità è importante e viene sempre riconosciuta. E poi c’erano anche molte ragazze carine, bisogna dirlo, l’occhio vuole la sua parte, anche se quando lavoro io non penso al resto, mi capisce, sono professionale. Non voglio mai essere nell’occasione di perdere un cliente, e sono sempre al lavoro, 24 ore su 24. comunque la festa si stava scaldando quando arrivarono loro due. Ho subito pensato che fossero “omo”, io non ho niente in contrario ai gusti sessuali degli altri, ognuno li soddisfa a suo piacimento, ma appunto per questo io ho i miei e poi sono grande abbastanza per capire subito chi ho di fronte. Mi sembravano non solo due “omo” ma due “omo” che avevano appena litigato tra loro per qualcosa di personale. Lui si avvicina e mi chiede sorridendo: “come ti chiami, sono tuoi questi lavori?”
“Si, sono Giuseppe, li ho fatti io, a mano, prima qualità”, rispondo. E si allontana sempre sorridendo. Sa, ho scoperto che in una conversazione ciò che conta veramente non sono le parole che vengono dette e molto spesso neanche come vengono dette, ma quello che ci sta all’inizio e alla fine. Si perché la persona, che non ti conosce, alla fine se ne va con un giudizio su di te preciso, che non ti dirà mai, che si è fatto nei primi istanti della conoscenza, a prescindere dalle parole dette o non. E tu lo puoi scorgere sul suo volto. I più bravi se lo portano dietro, il giudizio, dico, fino a quando non si sono girati e così non li scopri. Ma il novantanove per cento delle persone o non ci pensano o sono dei cattivi attori e il giudizio gli esce fuori, sul viso, come una lamata di coltello, gli tira la faccia fino a dividerla e a seconda di come la lama si posiziona sul volto ti comunica le sfumature del loro pensiero, del giudizio che loro si sono fatti di te. Insomma, quando fanno per andarsene, dopo averti salutato, si girano, e in quell’istante è scritto sul loro viso tutto quello che pensano. Tutte le parole dette prima non contano nulla, sono formali e false. Questo che le sto dicendo vale per posti come questo, sia chiaro, dove le strutture e sovrastrutture mentali influenzano fortemente il comportamento di tutti noi. In altri luoghi, più tecnologicamente ed economicamente arretrati, questo atteggiamento non l’ho mai notato. Comunque questo ragazzo che poi ho scoperto che si chiamava Antony, le posso giurare che quando s’è allontanato aveva sul volto una saccente e arrogante lama che glielo divideva in due.
Dopo pochi minuti ritorna da me e riguarda tutta la mia merce, io lo sapevo che aveva già puntato il mio pezzo forte, roba da 18 carati, quello che io chiamo un raro parto divino, e facendo finta di niente, dopo aver preso in mano metà della mia collezione mi chiede il prezzo…di un altro anello! Strano, mi dico, mi ha incuriosito perchè ero sicuro che sarebbe finito sul pezzo migliore, è impossibile non vederlo, e così mi viene spontaneo chiedergli che lavoro fa. È importante sapere che lavoro fa il cliente, di cosa si occupa. Devi sapere chi hai di fronte e che spesa può permettersi e raramente io mi sbaglio su queste cose. Mi risponde che fa l’artista e che quindi capisce la mia situazione; che se ne intende e che sa che l’artigianato e l’arte non ripagano mai abbastanza, in denaro, ma che è la passione che ripaga…ma poi mi fa notare che il prezzo dell’anello è un po’ alto, sostiene che la fattura non è all’altezza del prezzo. Io ho studiato tanto per arrivare a produrre questi pezzi unici e ho l’occhio per ciò che in natura è adatto, perché non tutte le pietre lo sono, e non si tratta della qualità della pietra ma della potenzialità della pietra ad essere utilizzata, sono due cose diverse. Quando la pietra, diciamo, è pronta, la si può usare, non prima. Come tutte le cose in natura d’altronde. Comunque: “l’ho fatto con le mie mani, è un pezzo unico e anche la pietra è unica” rispondo. “già”, e se ne va, con la lama che trasforma il suo sorriso in un ghigno. Non ho perso un cliente, mi dico, ritornerà per il mio figlio più bello, si vede che lo vuole, glielo leggo sul volto tra una lamata e l’altra. E infatti dopo dieci minuti eccolo di nuovo arrivare. Stavolta torna con il suo partner. Erano vestiti tutti e due in modo identico, con lo stesso giubbotto che portava sul di dietro delle scritte in giapponese, lo stesso, cambiava solo il colore. Antony lo portava giallo e l’altro di cui non so il nome, rosso. Io non so se è roba che va di moda, vede come vado vestito, non mi importano le marche ma che le cose che uso quotidianamente siano confortevoli e di buon gusto, poi dove sto io per la maggior parte del tempo giro in maglietta e costume e ciabatte, si figuri cosa mi interessa avere le ciabatte firmate, comunque ognuno è libero di fare ciò che vuole…per me era robaccia costosa, niente di più. Tornano in due, le dicevo, e stavolta iniziano a chiedere i prezzi di quasi tutti gli articoli, fino a quando giubbotto rosso non si allontana per rispondere al telefono e Antony insiste per avere tre pezzi al prezzo di uno. ”Non posso proprio”, gli dico, “sarebbe come svendere il lavoro che la natura e il sottoscritto hanno fatto, mi dispiace ma non posso proprio” e intanto lo so che sta continuando a guardare di sottecchi il mio capolavoro, ma non capisco perché non me ne chiede il prezzo. Ritorna il suo amico e finalmente si decide a darmi i soldi che gli chiedo e che sono meritati, perché io lavoro sodo, non sono uno scansafatiche, solo non mi piace stare fermo in un posto, ecco tutto. Mentre mi paga mi guarda negli occhi e sorridendo con cattiveria mi dice: “tu lo sai che è robaccia, lo sai e continui a venderla, non hai dignità e buon gusto. Io con questi soldi ti faccio la carità, pezzente” e mi lascia così, senza che io gli possa rispondere. Io sono un uomo pacifico, non ho mai fatto male a nessuno, ma in quel momento ho pensato a tutta la fatica che faccio, tutti i giorni, per avere i soldi per mangiare. A tutte le ore che passo a cercare le pietre, da solo in posti dove solo dio è stato prima, a lavorarle, a disegnarne la montatura a incastonarle, tutto lavoro fatto con queste mani, le mie mani, e uno stronzo di artista prima dice di comprendere la mia vita, poi contratta, ma questo fa parte del gioco, ma alla fine mi svilisce così, senza lasciarmi il tempo di rispondere. Un “artista” che non si è accorto del mio pezzo migliore, del mio gioiello, non lo ha neanche degnato di uno sguardo. Non era possibile. Allora ho chiuso tutto nella mia sacca e l’ho inseguito con la pietra in mano e l’ho fermato mettendogli una mano sulla spalla “non hai capito niente, artista del cazzo firmato e controfirmato, tu sei “roba” da museo, con il valore tu non hai niente a che fare, sei “roba” alla moda, la griffe che cammina con il suo pigliaculo vicino e non hai nemmeno visto il mio pezzo migliore, non l’hai nemmeno notato. Tu non sai da dove arriva questa pietra, quanti secoli più di te abbia passato su questa terra e non perdendo mai il suo fascino, fascino che tu non hai mai avuto e non avrai mai. E non l’hai neanche sfiorata con lo sguardo. Guardala. Lei è il buon gusto, è la bellezza, tu sei solo un artista come vanno di moda e tra qualche tempo tu non ci sarai più, ma guardala, guardala bene perché lei è immortale, lei non morirà mai, testa di cazzo”.
Poi non l’ho più visto. Se n’è andato dall’appartamento e mi sono dovuto persino scusare con il mio caro fratello per la scenata fatta. Non sapevo l’avessero trovato morto in strada poche ore dopo, lì vicino. Non sapevo che gli avessero aperto il petto e al posto del cuore gli avessero infilato una pietra trovata in strada…non sapevo nulla. Ma so che questa è la vendetta della natura, ne sono certo. Non che sia d’accordo con quello che è accaduto, ma sono convinto che la natura sopporta sopporta ma fino ad un certo punto, poi…
Si agente, da domani mi può rintracciare a Siviglia, parto nel pomeriggio. Devo continuamente spostarmi, agente, è così difficile riuscire a campare al giorno d’oggi, ma è la passione, l’amore che mi muove, l’amore per la mie pietre e per una in particolare,…gliela posso far vedere, se vuole,…le assicuro che è unica. Farei qualsiasi cosa per lei. Penso proprio che non la venderei mai, poi dopo quella serata,…sono sicuro. Si, agente, non la venderò...mai.
Come stemperai, quella volta!
"Ho paura di te figlia di dio, ho paura delle tue certezze, ho paura delle tue sicurezze, ho paura delle tue affilate, sottili insinuazioni. Per questo ora Io nel nome di dio...Io ti uccido.
Mi volevi dare sicurezze e mi hai dato illusione, mi volevi dare …cosa mi volevi dare? Cosa mi volevi fare? Non ho piu voglia e necessità delle tue bugie, non ne ho bisogno!"
Pensai.
“Grazie per la pizza” fu il congedo che io partorii, sorridente, in quella eruttante situazione interiore.
“Sarai mia ospite la prossima volta”
"Ok" fu la sua risposta.
Sempre ok! Si risponde sempre ok quando non si sa che cosa rispondere o si sta già pensando ad altro.
Poi la attraversai col mio sguardo arcigno e....
Poi la attraversai col mio sguardo arcigno e....
"Mi guardi dal profondo del tuo inesorabile bisogno di conquista,
del tuo imperturbabile bisogno di condivisione...
e mi solletichi piccole e umide lacrime...
si, quelle che ora bagnano il mio volto, si..."
"Troppa cipolla eh?!" mi dici tu, minuscola irriverente.
del tuo imperturbabile bisogno di condivisione...
e mi solletichi piccole e umide lacrime...
si, quelle che ora bagnano il mio volto, si..."
"Troppa cipolla eh?!" mi dici tu, minuscola irriverente.
Ma come ti permetti!
Ma in nome di cosa lo fai?
Ma in nome di cosa lo fai?
In nome di chi? ...Chi sei!" pensai ancora.
Lei mi fissava e leggevo nel suo sguardo: "Ma quanto pensa questo."
Lei mi fissava e leggevo nel suo sguardo: "Ma quanto pensa questo."
"Sappi solo che non sei buona come tu credi!" sentenziai, e come sentenziai!
Fu allora che lei si mise a piangere. Fu allora che capii che la verità non va mai detta ad un anima che non è pronta per la verità.
“La verità esiste eccome ma non va mai detta ad un'anima che non è pronta per la verità!”sentenziai, e come sentenziai quella volta!
Lei mi fissava e leggevo nel suo sguardo: "Ma chi te l'ha chiesto?"
Intuivo di aver peggiorato ancor di più la situazione.
Lei mi fissava e leggevo nel suo sguardo: "Ma chi te l'ha chiesto?"
Intuivo di aver peggiorato ancor di più la situazione.
Sentivo nell'aria, palpabile, il pericolo.
La cipolla era nell'aria, dappertutto intorno a noi, tra di noi.
Quasi la potevo vedere.
La cipolla era nell'aria, dappertutto intorno a noi, tra di noi.
Quasi la potevo vedere.
“Ti ringrazio sempre” disse lacrimosa fissandomi.
Pensai: "ma quanto fissa questa."
"Come sei sgrammaticata" dissi poi, e sorrisi, giusto per stemperare un poco, e come stemperai quella volta.
Così, mentre lei si asciugava le lacrime, aggiunsi con elegante naturalezza "Ma via, dai,... sarà davvero stata la cipolla dai..."Pensai: "ma quanto fissa questa."
"Come sei sgrammaticata" dissi poi, e sorrisi, giusto per stemperare un poco, e come stemperai quella volta.
Non la vidi più.
Mai più.
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