REAL LIFE and PUPPETS



Strani giorni, strane storie.
Da oggi se ne sentiranno ancor di più...
come quel trafficante d'armi che fa rivivere una zona popolare della mia città...in nome della Kultura e Globalizz-azione e Integr-azione...
succede ma non è la sola storia che forse qui racconterò.



Fabio Marchisio_ marcfaster@gmail.com

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lunedì 17 gennaio 2011

Era tutta la sera che mi stuzzicava

Era tutta la sera che mi stuzzicava. Io non sono uno che ci bada tanto a queste cose, ma d’altronde ero lì per vendere. I due padroni di casa li conosco bene, diciamo che lui lo conosco bene, è un amico d’infanzia. È stato il primo con il quale ho passato il capodanno fuori casa, avevamo undici anni allora, che tempi, praticamente un fratello…lei l’ho conosciuta cinque anni fa, una brava ragazza, un po' troppo intellettuale per il mio stile che come vede è semplice, ma d’altronde lei si occupa d’arte, quindi… C’è anche da dire che io sono sempre via per lavoro e non li vedo spesso ultimamente. Si tende a cristallizzare le persone quando si viaggia tanto, ne conosco molte e tendo a fissarle in mente con i momenti più belli che si sono passati. E dopo anni che non ci si vede e si sta poco tempo insieme, beh, si tira fuori il passato, le solite storie d’infanzia, le prime ragazze, le prime ciucche insieme, insomma, tutto mi sembrava confortevole. Così mi trovai a mio agio da subito quella sera, e anche la gente che arrivò dopo, non mi sembrava tanto chiusa come me la ricordavo, sarà perché sono tornato solo da due giorni, come le dicevo. E così ho iniziato a vendere i miei prodotti, quelli migliori, perché io vendo solo roba buona e produco solo cose che vorrei comprare io, non capita sovente al giorno d’oggi. Se mi chiedessero chi è il tuo commerciante di fiducia risponderei: me stesso.
L’atmosfera si stava scaldando, buon vino rosso e coloratissimi cocktails, il mio amico conosce le giuste dosi, usa solo ingredienti freschi e così puoi gustarti tutto senza star male, è importante saper lavorare bene, la qualità è importante e viene sempre riconosciuta. E poi c’erano anche molte ragazze carine, bisogna dirlo, l’occhio vuole la sua parte, anche se quando lavoro io non penso al resto, mi capisce, sono professionale. Non voglio mai essere nell’occasione di perdere un cliente, e sono sempre al lavoro, 24 ore su 24. comunque la festa si stava scaldando quando arrivarono loro due. Ho subito pensato che fossero “omo”, io non ho niente in contrario ai gusti sessuali degli altri, ognuno li soddisfa a suo piacimento, ma appunto per questo io ho i miei e poi sono grande abbastanza per capire subito chi ho di fronte. Mi sembravano non solo due “omo” ma due “omo” che avevano appena litigato tra loro per qualcosa di personale. Lui si avvicina e mi chiede sorridendo: “come ti chiami, sono tuoi questi lavori?”
“Si, sono Giuseppe, li ho fatti io, a mano, prima qualità”, rispondo. E si allontana sempre sorridendo. Sa, ho scoperto che in una conversazione ciò che conta veramente non sono le parole che vengono dette e molto spesso neanche come vengono dette, ma quello che ci sta all’inizio e alla fine. Si perché la persona, che non ti conosce, alla fine se ne va con un giudizio su di te preciso, che non ti dirà mai, che si è fatto nei primi istanti della conoscenza, a prescindere dalle parole dette o non.  E tu lo puoi scorgere sul suo volto. I più bravi se lo portano dietro, il giudizio, dico, fino a quando non si sono girati e così non li scopri. Ma il novantanove per cento delle persone o non ci pensano o sono dei cattivi attori e il giudizio gli esce fuori, sul viso, come una lamata di coltello, gli tira la faccia fino a dividerla e a seconda di come la lama si posiziona sul volto ti comunica le sfumature del loro pensiero, del giudizio che loro si sono fatti di te. Insomma, quando fanno per andarsene, dopo averti salutato, si girano, e in quell’istante è scritto sul loro viso tutto quello che pensano. Tutte le parole dette prima non contano nulla, sono formali e false. Questo che le sto dicendo vale per posti come questo, sia chiaro, dove le strutture e sovrastrutture mentali influenzano fortemente il comportamento di tutti noi. In altri luoghi, più tecnologicamente ed economicamente arretrati, questo atteggiamento non l’ho mai notato. Comunque questo ragazzo che poi ho scoperto che si chiamava Antony, le posso giurare che quando s’è allontanato aveva sul volto una saccente e arrogante lama che glielo divideva in due.
Dopo pochi minuti ritorna da me e riguarda tutta la mia merce, io lo sapevo che aveva già puntato il mio pezzo forte, roba da 18 carati, quello che io chiamo un raro parto divino, e facendo finta di niente, dopo aver preso in mano metà della mia collezione mi chiede il prezzo…di un altro anello! Strano, mi dico, mi ha incuriosito perchè ero sicuro che sarebbe finito sul pezzo migliore, è impossibile non vederlo, e così mi viene spontaneo chiedergli che lavoro fa. È importante sapere che lavoro fa il cliente, di cosa si occupa. Devi sapere chi hai di fronte e che spesa può permettersi e raramente io mi sbaglio su queste cose. Mi risponde che fa l’artista e che quindi capisce la mia situazione; che se ne intende e che sa che l’artigianato e l’arte non ripagano mai abbastanza, in denaro, ma che è la passione che ripaga…ma poi mi fa notare che il prezzo dell’anello è un po’ alto, sostiene che la fattura non è all’altezza del prezzo. Io ho studiato tanto per arrivare a produrre questi pezzi unici e ho l’occhio per ciò che in natura è adatto, perché non tutte le pietre lo sono, e non si tratta della qualità della pietra ma della potenzialità della pietra ad essere utilizzata, sono due cose diverse. Quando la pietra, diciamo, è pronta, la si può usare, non prima. Come tutte le cose in natura d’altronde. Comunque:  “l’ho fatto con le mie mani, è un pezzo unico e anche la pietra è unica” rispondo. “già”, e se ne va, con la lama che trasforma il suo sorriso in un ghigno. Non ho perso un cliente, mi dico, ritornerà per il mio figlio più bello, si vede che lo vuole, glielo leggo sul volto tra una lamata e l’altra. E infatti dopo dieci minuti eccolo di nuovo arrivare. Stavolta torna con il suo partner. Erano vestiti tutti e due in modo identico, con lo stesso giubbotto che portava sul di dietro delle scritte in giapponese, lo stesso, cambiava solo il colore. Antony lo portava giallo e l’altro di cui non so il nome, rosso. Io non so se è roba che va di moda, vede come vado vestito, non mi importano le marche ma che le cose che uso quotidianamente siano confortevoli e di buon gusto, poi dove sto io per la maggior parte del tempo giro in maglietta e costume e ciabatte, si figuri cosa mi interessa avere le ciabatte firmate, comunque ognuno è libero di fare ciò che vuole…per me era robaccia costosa, niente di più. Tornano in due, le dicevo, e stavolta iniziano a chiedere i prezzi di quasi tutti gli articoli, fino a quando giubbotto rosso non si allontana per rispondere al telefono e Antony insiste per avere tre pezzi al prezzo di uno. ”Non posso proprio”, gli dico, “sarebbe come svendere il lavoro che la natura e il sottoscritto hanno fatto, mi dispiace ma non posso proprio” e intanto lo so che sta continuando a guardare di sottecchi il mio capolavoro, ma non capisco perché non me ne chiede il prezzo. Ritorna il suo amico e finalmente si decide a darmi i soldi che gli chiedo e che sono meritati, perché io lavoro sodo, non sono uno scansafatiche, solo non mi piace stare fermo in un posto, ecco tutto. Mentre mi paga mi guarda negli occhi e sorridendo con cattiveria mi dice: “tu lo sai che è robaccia, lo sai e continui a venderla, non hai dignità e buon gusto. Io con questi soldi ti faccio la carità, pezzente” e mi lascia così, senza che io gli possa rispondere. Io sono un uomo pacifico, non ho mai fatto male a nessuno, ma in quel momento ho pensato a tutta la fatica che faccio, tutti i giorni, per avere i soldi per mangiare. A tutte le ore che passo a cercare le pietre, da solo in posti dove solo dio è stato prima, a lavorarle, a disegnarne la montatura a incastonarle, tutto lavoro fatto con queste mani, le mie mani, e                               uno stronzo di artista prima dice di comprendere la mia vita, poi contratta, ma questo fa parte del gioco, ma alla fine mi svilisce  così, senza lasciarmi il tempo di rispondere. Un “artista” che non si è accorto del mio pezzo migliore, del mio gioiello, non lo ha neanche degnato di uno sguardo. Non era possibile. Allora ho chiuso tutto nella mia sacca e l’ho inseguito con la pietra in mano e l’ho fermato mettendogli una mano sulla spalla “non hai capito niente, artista del cazzo firmato e controfirmato, tu sei “roba” da museo, con il valore tu non hai niente a che fare, sei “roba” alla moda, la griffe che cammina con il suo pigliaculo vicino e non hai nemmeno visto il mio pezzo migliore, non l’hai nemmeno notato. Tu non sai da dove arriva questa pietra, quanti secoli più di te abbia passato su questa terra e non perdendo mai il suo fascino, fascino che tu non hai mai avuto e non avrai mai. E non l’hai neanche sfiorata con lo sguardo. Guardala. Lei è il buon gusto, è la bellezza, tu sei solo un artista come vanno di moda e tra qualche tempo tu non ci sarai più, ma guardala, guardala bene perché lei è immortale, lei non morirà mai, testa di cazzo”.
Poi non l’ho più visto. Se n’è andato dall’appartamento e mi sono dovuto persino scusare con il mio caro fratello per la scenata fatta. Non sapevo l’avessero trovato morto in strada poche ore dopo, lì vicino. Non sapevo che gli avessero aperto il petto e al posto del cuore gli avessero infilato una pietra  trovata in strada…non sapevo nulla. Ma so che questa è la vendetta della natura, ne sono certo. Non che sia d’accordo con quello che è accaduto, ma sono convinto che la natura sopporta sopporta ma fino ad un certo punto, poi…
Si agente, da domani mi può rintracciare a Siviglia, parto nel pomeriggio. Devo continuamente spostarmi, agente, è così difficile riuscire a campare al giorno d’oggi, ma è la passione, l’amore che mi muove, l’amore per la mie pietre e per una in particolare,…gliela posso far vedere, se vuole,…le assicuro che è unica. Farei qualsiasi cosa per lei. Penso proprio che non la venderei mai, poi dopo quella serata,…sono sicuro. Si,  agente, non la venderò...mai.

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